Cosa vuoi fare nella vita?

Cambiare il mondo!

Quando le persone mi chiedevano cosa volessi fare nella vita rispondevo sempre che io volevo cambiare il mondo, non sapevo ancora come e non mi importava, per me il mestiere sarebbe stato uno strumento per raggiungere questo obiettivo.

 

Naturalmente non ero così pazzo e idealista da pensare di modificare il mondo nella sua accezione più ampia, in realtà io ho sempre immaginato che dentro ognuno di noi ci fosse un mondo, che in qualche modo ogni persona fosse un mondo a sé, per cui il mio desiderio non era tanto quello di cambiare il mondo, ma le persone.

In questo senso forse dovrei aggiungere che non era tanto il desiderio di cambiarle quanto di aiutarle, in quel periodo ero molto attivo come rappresentante degli studenti e aiutavo, nel mio piccolo, una gran quantità di ragazze e ragazzi, non tanto nei problemi amministrativi quanto più a capire quale fosse il percorso giusto, come rendere la vita accademica più felice e capire cosa voler fare nella vita.

Ma chi aiutava me?

Chi mi aveva aiutato prima?

Come mai avevo questo desiderio?

 

Il mio ricordo più antico torna alle elementari, quando un giorno, sulle sponde di un lago, presi parte con la scuola ad una piccola attività sul tema dell’ecologia, estremamente semplice ma che mi fece aprire gli occhi su tante cose e che mi spinse a fare attivismo ecologico fino alle scuole medie.

 

Nel tempo ho capito che per cambiare la vita di una persona, per far sì che questa si renda conto che ci sono cose che non conosce ma che gli farebbero brillare gli occhi e l’anima come poche altre, può bastare un solo istante, un’attività, una canzone, un libro, un film, un gioco, tutto può giocarsi in un singolo battito di ciglia.

Quante volte abbiamo sentito di persone che da un giorno all’altro cambiano radicalmente vita? Magari anche voi conoscete una persona che dall’oggi al domani magari ha smesso di mangiare totalmente carne, ha ripreso gli studi, o ha apportato un tipo di cambiamento radicale nella propria vita in modo così repentino.

 

I cambiamenti avvengono in due modi, in modo radicale e improvviso o in modo lento e ponderato, quando sono diventato vegetariano non lo sono diventato se non dopo circa 7 o 8 mesi di transizione, quando però realizzai quell’attività alle elementari mi resi conto subito che qualcosa dentro di me era cambiato e che la mia attenzione alle tematiche dell’ecologia era nata ed esplosa in modo importante al punto che dal nulla avevo iniziato a partecipare ad incontri di pulizia di parchi pubblici per molti anni successivi.

Insomma ero cambiato.

 

Cambiare in questo senso non significava che l’attività che avevo fatto mi aveva modificato, significava piuttosto che l’attività aveva fatto emergere un interesse che prima di allora era celato semplicemente perché mi mancava la conoscenza sullo stesso. Non può piacerci qualcosa che non conosciamo, e il modo in cui veniamo a conoscenza di una cosa determina anche il nostro comportamento nei confronti di questa.

 

Negli dell’Accademia, gli anni in cui ho iniziato a rispondere che volessi cambiare il mondo, mi ero reso conto di tutto questo e avevo ormai abbracciato l’idea che l’educazione museale, l’operato dei musei e le attività educative in generale, avevano il potenziale, anche in un solo incontro, di avere un impatto profondo sulla vita delle persone.

 

Negli anni di professione poi ho capito che è questo che ci porta avanti in questo settore, e a ricordarmelo ci fu una signora di 79 anni che partecipò ad un laboratorio quando ero ancora al Museo Madre, l’attività si proponeva di entrare in relazione con le opere in modo poco convenzionale usando dei fogli di acetato trasparenti per aggiungere o togliere elementi alle opere disegnando sui fogli e usandoli come “lenti”, passati poi 10 minuti ci sedevamo in circolo e ci raccontavamo cosa avevamo cambiato in quella stanza prima di andare alla successiva.

 

La signora all’inizio preferiva rimanere in silenzio, una cosa abbastanza comune con un certo pubblico, lasciando il suo foglio in bianco, si limitava a vedere le opere esposte senza entrare nell’attività, figlia probabilmente di diversi preconcetti che il museo negli anni, volendo o meno, inculca nella mente delle persone.

 

A metà dell’attività (e del percorso) la signora comincia a parlare, o meglio ad esprimere il suo profondo disappunto e dispiacere nel trattare una visita al museo sotto quei termini, senza che ci fossero spiegazioni e addirittura piena di azioni che andavano snaturando la natura quasi reverenziale del museo andando anche contro ai pensieri che gli altri partecipanti esprimevano durante l’attività.

Nonostante quelle parole invitammo ugualmente la signora a provare a mettersi in gioco, consapevoli che a quell’età magari è difficile rivedere le proprie posizioni e le proprie convinzioni.

 

Al termine del percorso avevamo notato che la signora, nonostante le difficoltà, aveva provato attivamente a relazionarsi con le opere attraverso gli strumenti che avevamo fornito, e nell’ultimo momento di scambio collettivo ci disse che aveva, finalmente, capito quale fosse l’intento dell’attività e iniziò a raccontarci di come lei aveva interferito con le opere esposte iniziando a confrontarsi con gli altri partecipanti.

Mi piace pensare che quella signora avrò portato le nostre parole in tutte le sale museali che avrà visitato successivamente e che la sua percezione del museo sia cambiata, anche solo di poco, facendo spazio ad un'idea molto più aperta e sociale del confronto con l’arte.

 

Questo è solo uno degli esempi con cui mi sono scontrato nella mia carriera e penso che sia una delle principali cause per cui intendo realmente continuare in questo settore, il tema del cambiamento è qualcosa di estremamente complesso se portato su un piano esterno, ovvero se in qualche modo si ha intenzione di modificare qualcosa agendo di proprio pugno sul mondo, diventa però molto più semplice quando ci si limita a mostrare la via, a donare degli strumenti, ad aspettare che il cambiamento arrivi con il suo tempo, che per ognuno è diverso, per qualcuno sarà a 6 anni, per altri a 79, per altri ancora ogni giorno… e chissà che non sia proprio ad una vostra attività che potrete diventare la scintilla che accenderà un cambiamento in quella persona.



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